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sabato 9 luglio 2011

COPPA AMERICA: BRASILE, PER VINCERE ECCO IL PASTORE EVANGELICO

Deluso dalla prestazione dei suoi contro il Venezuela, il ct del Brasile Mano Menezes sta studiando eventuali cambiamenti per la formazione da opporre al coriaceo Paraguay. Contro Lucas Barrios e compagni sarà obbligatorio tornare alla vittoria, e per caricarsi la Selecao è tornata ad una vecchia abitudine. Per la prima volta da quando è in carica Menezes è infatti riapparso un vecchio frequentatore dei ritiri 'oroverdè, il pastore evangelico Anselmo Alves, a lungo 'predicatore' in seno alla Selecao, fin dal 2002, ed aggregato in pianta stabile (ma a spese di alcuni giocatori e della Chiesa di cui fa parte, e non della Cbf) alla comitiva brasiliana in occasione dei Mondiali in Sudafrica.
Menezes dopo essere diventato ct ha proibito manifestazioni di qualsiasi culto religioso in seno alla Selecao, e quindi anche la presenza in ritiro di rappresentanti dei vari culti, ma ciò non ha impedito ad Alves di presentarsi al bar dell'albergo dove alloggia il Brasile.
Qui si è intrattenuto con Lucio, anche lui evangelico ed amico del Pastore da anni, e i due hanno anche pregato insieme: il bar è infatti considerato un luogo pubblico e quindi non facente parte del ritiro della squadra. Ora Alves cercherà di incontrare anche altri calciatori, «per mostrare loro quale sia la via migliore», fra i quali non c'è però Kakà, a sua volta evangelico ed altro grande amico del Pastore. Ma il Brasile, grazie alle preghiere, può tornare a vincere anche senza l'ex Pallone d'oro rossonero.
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giovedì 30 giugno 2011

BRASILE: BANDITA LA RELIGIONE IN NAZIONALE, NO AI PASTORI EVANGELICI NEL RITIRO

La religione resta fuori dal ritiro della Selecao brasiliana che si prepara per la Coppa America in Argentina, al via il 1/o luglio prossimo. Il ct Mano Menezes ha esplicitamente proibito l'ingresso di esponenti religiosi a Los Cardales, la stazione climatica dove la Nazionale brasiliana si allena.
Il divieto è rivolto in particolare al pastore evangelico Anselmo Alves, che ai Mondiali 2010 in Sudafrica - con il ct precedente, Dunga, e i devoti Kakà e Felipe Melo - era una presenza costante, visto il numero di fedeli della confessione tra i giocatori. La proibizione non si estende comunque al tempo libero, quando i giocatori possono ottenere conforto religioso se lo desiderano.
Anche la Federcalcio brasiliana (Cbf) ha adottato la linea dura sulla questione religiosa. Saranno proibite tutte le manifestazioni di fede in campo, le preghiere esagerate o le frasi religiose sulla magliette sotto la maglia verdeoro. Anche la preghiera collettiva della squadra radunata in circolo in mezzo al campo prima della partita non sarà più ammessa, dopo che la Fifa ha protestato con la Cbf.
La Confederazione brasiliana di calcio (Cbf) ha chiesto espressamente ai giocatori di evitare, in occasione dei festeggiamenti per un gol o alla fine delle partite, di esternare qualsiasi tipo di messaggio religioso. In seguito a queste misure, i media punteranno soprattutto gli occhi sul 19enne idolo Neymar, a sua volta molto legato ad una setta religiosa.
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mercoledì 8 dicembre 2010

ITALIA, IN VENDITA A NAPOLI IL "ROSARIO DEL TIFOSO"

È già stato ribattezzato il «rosario» dei tifosi-fedeli partenopei. Ci sono i grani del rosario, per contare ogni azione e, possibilmente ogni goal. Ovviamente non poteva mancare l'immagine di San Gennaro, al quale chiedere un aiutino e un corno contro il «malocchio». Insomma rappresenta la sintesi - naturalmente tutta napoletana - di fede, calcistica e religiosa, e di superstizione. Gli esempi più classico ne sono i presepi in tema calcistico, vedi quanto successo per l'ultimo Napoli-Roma.
L'idea di realizzare il «rosario dei fedeli» è stata di due giovani orafi napoletani, Raffaele De Rosa e Pasquale Formisano, che operano al Tarì. Una 'corona' molto semplice nella realizzazione dal costo contenuto fatta di agata, turchese e di argento.
Parte del ricavato, assicurano Formisano e De Rosa, sarà devoluta in beneficenza: «Attendiamo di sapere quale sia l'iniziativa di assistenza che, in questo momento, ha maggiore bisogno di aiuto». «Quante volte allo stadio ci è capitato di invocare San Gennaro», dice De Rosa. «I napoletani, e soprattutto i napoletani-tifosi, con il loro patrono, hanno un rapporto particolare», aggiunge Formisano.
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venerdì 20 agosto 2010

CHAMPIONS: SEGNA E SI METTE KIPPAH, L'ARBITRO LO AMMONISCE (VIDEO)

Ha segnato e poi, pazzo di gioia, si è messo in testa una kippah rossa, il copricapo usato correntemente dagli ebrei osservanti maschi all'interno dei luoghi di culto, per poi inginocchiarsi in mezzo al campo. Per questo è stato ammonito dall'arbitro, e adesso si scusa e vuole precisare.
È successo nel corso di Salisburgo-Hapoel Tel Aviv, match dei playoff di Champions League in cui gli ospiti si sono imposti per 3-2. A segnare la terza rete della sua squadra, quella decisiva, è stato l'attaccante israeliano Itay Shechter che poi ha festeggiato con la kippah e per questo si è visto sventolare in faccia il cartellino giallo dall'arbitro portoghese Pedro Preon‡a.
Il regolamento Uefa, come anche quello della Fifa, punisce infatti, qualora vengano commessi, gli atti in cui nel corso di una partita viene manifestata in modo esplicito la propria fede religiosa, essendo il calcio, secondo i vertici dirigenziali della stessa Uefa, uno sport che deve rimanere apolitico ed areligioso.
«Ma io non volevo provocare nessuno, e tanto meno avevo secondi fini - ha spiegato Shechter, intervistato dall'edizione online del quotidiano 'Jewish Chronicle' - È successo semplicemente che all'aeroporto un tifoso mi ha dato una kippah con i colori (rosso e bianco) e lo stemma della nostra squadra. Allora - ha continuato Shechter - mi sono detto che me la sarei portata in campo, infilata in un calzettone, e che se Dio mi avesse permesso di segnare me la sarei messa in testa e avrei detto 'Shema Yisrael' (inizio dell'orazione giudaica n.d.r.). Non volevo provocare, ma in quel momento ho solo pensato a quanto sarebbe stato felice tutto il popolo giudeo a casa, guardando il match in televisione».
Il 'Jewish Chronicle' riporta anche le parole del tecnico dell'Hapoel, Eli Guttman, che ha difeso il suo giocatore: «io non ho alcun problema se un giocatore cristiano si fa il segno della croce dopo aver segnato un gol - ha sottolineato -. Non capisco quindi perchè Schechter non possa pregare come meglio crede».
L'Hapoel non ha ancora deciso se fare ricorso all'Uefa per far cancellare l'ammonizione, ma secondo il giornale avrebbe comunque deciso di far confezionare ventimila kippah come quella di Shechter e di farle distribuire martedì prossimo allo stadio, in occasione della partita di ritorno contro il Salisburgo

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