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mercoledì 20 giugno 2012

BRASILE, CICINHO CHOC IN TV: DOPO ALLENAMENTO INTERE CASSE DI BIRRE E SIGARETTE

«Andavo a Trigoria, mi allenavo ma sapevo che la domenica non avrei giocato. E allora quando arrivavo a casa bevevo molto, fumavo. Bevevo intere casse di birra e altri tipo di alcool, da solo o insieme a falsi amici. Mi piaceva andare in discoteca, bevevo e non riuscivo a fermarmi».
Davanti alle telecamere del programma 'Esporte Fantastico' dell'emittente Record, l'ex romanista Cicinho si è lasciato andare ad un lungo scioccante sfogo in cui ha rivelato la parte oscura di se stesso.
«Non ho assunto droga solo per i controlli anti-doping, - ha detto ancora Cicinho - altrimenti l'avrei fatto. L'alcol ti porta su quella strada, ed è la peggior droga che esiste al mondo. Ho pensato di lasciare il calcio, ero a pezzi. Quando la Roma mi ha dato in prestito al San Paolo volevo lasciare tutto ed ho mancato di rispetto al club che mi ha rivelato al mondo».
Ora l'ex terzino destro della Selecao vorrebbe continuare a giocare. «Vorrei farlo - ha detto -, anche se non sarà più nella Roma. Il mio agente sta vedendo se in Brasile o ancora in Europa, dove io e mia moglie vorremmo continuare, c'è la possibilità di farlo. Farò quello che Dio vorrà: calcio, o continuerò nel mio cammino di evangelizzazione».
Cicinho si è avvicinato a questa fede, quella protestante evangelica, proprio a Roma, frequentando un gruppo di connazionali che vivono nella capitale italiana e da tempo si riuniscono in una chiesa del loro culto nella periferia romana, in particolare di giovedì sera. Cicinho ne è entrato a far parte e per questo è convinto di essersi salvato.
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martedì 22 marzo 2011

INGHILTERRA, LE RIVELAZIONI DI BOSMAN: "SONO ALCOLIZZATO E SOLO"

Jean-Marc Bosman è oggi un anonimo ex atleta, segnato dall'alcolismo, che vive del sussidio di disoccupazione. Lontanissimo dalle luci della ribalta, dimenticato dal mondo dorato del pallone, ignorato da quei colleghi che grazie ad una storica sentenza ha contribuito a rendere milionari.
Oggi Bosman ha 46 anni ed è costretto a vivere lontano dalla famiglia, l'attuale compagna Carine e i due figli Martin e Samuel. Dopo anni di silenzio ha accettato di parlare con un cronista del tabloid Sun, al quale ha spiegato quanto gli è costato combattere il sistema-calcio: prima l'ostracismo delle società, poi l'alcolismo, adesso l'indigenza economica.
«È stata molto dura - le parole di Bosman -, perchè io sono l'unico che ne ha pagato le conseguenze. La gente che non mi conosce pensa che abbia messo da parte una fortuna, ma la verità è che un giorno dello stipendio di Wayne Rooney è più di quanto possieda oggi». «I soldi del mio risarcimento - precisa - si sono volatilizzati in spese legali. Mi avevano promesso una partita-celebrazione, ma mi sono dovuto accontentare di un incontro con il Lilla davanti a duemila spettatori. Briciole».
La sua battaglia legale inizia nel 1990: dopo gli anni allo Standard Liegi, nel 1998 passa all'RFC Liegi. Due anni dopo chiede il trasferimento in Francia, al Dunkerque. Ma i belgi non trovano l'accordo con il club francese e si oppongono. Bosman cita in giudizio il club e nel frattempo gioca nelle serie minori. Qualche anno più tardi il Charleroi lo ingaggia, offrendogli meno del minimo sindacale (l'equivalente di 750 euro attuali). Cerca altri contratti ma la risposta è sempre la stessa. «Nessuno lo diceva apertamente - spiega - ma sapevano chi ero e non volevano avere nulla a che fare con me». La sua carriera finisce così. Torna a vivere a Liegi, si sistema in un ex garage riadattato a monolocale, entra nel tunnel dell'alcolismo nonostante la vittoria in tribunale nel 1995. Una sentenza che oggi consente ai calciatori comunitari di trasferirsi gratuitamente da un club all'altro alla scadenza del contratto. E guadagnare cifre da capogiro.
«Avrei dovuto sentirmi finalmente libero, in verità la pressione era troppa. Anche la stampa mi attaccava. La Comunità Europea non voleva accusare il sistema e sapevo che me l'avrebbero fatta pagare. Avrei potuto fermarmi prima della sentenza, ma sentivo che era importante e sono andato fino in fondo».
Fino alle estreme conseguenze. La depressione, l'alcolismo. «Non uscivo più di casa, ho cominciato a bere sempre di più. Buttavo giù di tutto, birra o vino». Poi, il ricovero nel 1997, quando si ritrovò sull'orlo del precipizio. Se da giocatore possedeva due appartamenti e due Porsche, oggi - semicalvo, dall'apparenza stanca e appesantita - vive da solo nella grigia periferia di Liegi. «Non chiedo nulla ai miei colleghi, sono contento per loro e orgoglioso di aver fatto in modo che non siano trattati più come schiavi. Chiedo solo che la gente sappia chi c'è dietro quella legge: un ragazzo che è diventato un alcolizzato»
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lunedì 11 ottobre 2010

INGHILTERRA: GASCOIGNE ANCORA UBRIACO, ARRESTATO PER GUIDA IN STATO D'EBBREZZA

Paul Gascoigne non cambia mai. E ricade nel 'solito' vizio del bere, in quei problemi di alcolismo che lo accompagnano da una vita. Venerdì scorso Gazza è stato arrestato dalla polizia per guida in stato di ebbrezza.
Il Mirror rivela il rapporto di un ufficiale, dopo il fermo: "Un uomo di 43 anni è stato arrestato perché sospettato di guida in stato di ebbrezza nella zona di Jesmond alle 14.45 circa di venerdì 8 ottobre. E' stato accusato di guida con tasso alcolico al di là delle norme e dovrà comparire davanti ai magistrati di Newcastle il 20 ottobre".
Circa un paio di settimane fa, sembrava che Gascogne avesse trovato la retta via, assunto come allenatore dal Garforth Town con la promessa di non farsi più trovare ubriaco. Promesse vane, purtroppo.
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